Donatello, il capolavoro nascosto

Condividi

In una piccola chiesa nella campagna toscana, un inaspettato bassorilievo del grande maestro fiorentino

Torrita di Siena, borgo antico arroccato su un colle della Val di Chiana, è uno dei paesi meno turistici della provincia senese. Per questo stupisce trovarvi un piccolo capolavoro, una lunetta in marmo bianchissimo scolpita da Donatello, Il Sangue del Redentore. Realizzata presumibilmente intono al 1430, l’opera rappresenta Cristo circondato dagli angeli. Sullo sfondo nuvole spesse che si aprono intorno alla figura di Cristo Risorto a formare come una conchiglia di luce. Da una ferita nel torace del Redentore, lasciata dai chiodi della crocifissione, sgorga il suo sangue. Un angelo lo raccoglie in un’ampolla, gli altri sembrano allontanare le nuvole per rischiarare la scena. Due angeli in piedi assistono al miracolo come spettatori esterni. In basso, in primissimo piano, un uomo e una donna, forse Sant’Ansano e Caterina da Siena, guardano Cristo rapiti.

Il bassorilievo è custodito nella piazza principale del centro storico di Torrita, all’interno della Chiesa delle Sante Flora e Lucilla, tempio romanico con facciata e interni in mattoni rossi. Imponenti travi in legno sorreggono il soffitto.  L’aspetto rustico della chiesa rende ancor più incantevole il marmo, di cui non è nota la collocazione originaria. Nell’ Ottocento adornava l’ingresso dell’ Oratorio della Madonna delle Nevi, poco distante dalla chiesa.

Chiesa delle Sante Flora e Lucilla, Piazza G. Matteotti, Torrita di Siena (foto di G. Carosi)
Interno della chiesa (foto di G. Carosi)

I primi del ‘900 un antiquario fiorentino, Giuseppe Vitali, entrò in possesso della lunetta e la sostituì con una copia anticata realizzato dallo scultore senese Fulvio Corsini. L’originale di Donatello venne recuperato nel 1938. Nella teca che protegge l’opera è esposto anche il falso.

La copia di Fulvio Corsini, 1926 (foto di G. Carosi)

“Trovare Donatello in una chiesa di campagna è quasi un miracolo, e quest’opera vale da sola il viaggio a Torrita”, scrive Tomaso Montanari in un articolo di Repubblica sull’opera. Il suggerimento dello storico dell’arte è per chi rifugge dai paesi-museo, alla ricerca di luoghi non ancora artefatti dal turismo di massa.


Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *