Suggestioni arabe a pochi chilometri da Matera

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Nel Santuario di Santa Maria di Anglona, cattedrale di una città bizantina distrutta nel 1369, affiorano tracce della dominazione saracena

La strada che conduce al santuario s’addentra tra boschi, calanche e sporadici campi coltivati. La solitudine del paesaggio è preludio perfetto alla primitiva bellezza della chiesa, dove l’alternanza di tufo e travertino definiscono il profilo d’un architettura severa, unica testimonianza d’una città scomparsa. Il Santuario di Santa Maria Regina di Anglona sorge su un colle, a circa 70 chilometri dalla Città dei Sassi. Fu cattedrale d’un insediamento bizantino sorto sui resti di Pandosia Lucana, città della Magna Grecia distrutta durante la guerra sociale.

Abside del Santuario

Alla fine del XI secolo Anglona venne occupata dai saraceni; nel 1369, a causa di un incendio, la città decadde. Oggi è una frazione di Tursi, piccolo borgo medievale del materano.

Tursi (foto di Basilicata Turistica)

La datazione del santuario è incerta; gli studiosi la collocano tra il XI e il XIII secolo. Una commistione di differenti stili e sensibilità caratterizza gli elementi decorativi della chiesa mariana. Il portale è adornato da motivi a zig zag, rintracciabili in numerosi documenti d’arte araba in Sicilia ma più rari in Lucania. Sulle mura si notano inusuali formelle in terracotta ornate a stampo. Le decorazioni riproducono generici motivi orientali, incorniciati da segni che ricordano l’arte calligrafica islamica.  

Portale con decorazioni a sega
Tegole in terracotta decorate a stampo

Negli affreschi, restaurati negli anni ’80, sono evidenti le influenze greco-bizantina e forse anche araba, osservano alcuni studiosi. Alla prima si ispirano i rialzi cromatici e l’anatomia delle figure; i costumi e gli occhi dei personaggi, sproporzionati e inespressivi, ricordano invece quelli dipinti sul soffitto della Cappella Palatina di Palermo, opera di pittori islamici. Gli archi delle navate sono incorniciati da iscrizioni rosse e nere simili alle decorazioni delle formelle esterne. 

Interno del Santuario
Dettaglio degli affreschi

La permanenza araba nel territorio si ritrova persino nel dialetto locale, dove scerrà sta per litigare e musàl per tovaglia, così come nei nome e nel disegno urbano di Rabatana, il più antico rione di Tursi.

La Rabatana, Tursi (foto di Margherita Pucci)

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